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Coronavirus, quali persone si ammalano gravemente e perché?

Le risposte di uno studio inglese

Coronavirus, quali persone si ammalano gravemente e perché?

Perché alcune persone non si contagiano anche se esposte al coronavirus? Perché alcune persone hanno solo sintomi leggeri e altre non solo si ammalano ma addirittura muoiono? Dare una risposta a queste domande potrebbe essere la chiave per sconfiggere la pandemia che ha ci ha stravolto la vita nell’ultimo anno. Dall’esperienza della prima e della seconda ondata abbiamo appreso – scrive Melania Rizzoli su Libero – che ad uccidere le persone non è direttamente il coronavirus ma le reazioni messe in atto dall’organismo, una “risposta infiammatoria che sfugge al controllo danneggiando irreparabilmente gli organi vitali fino a spegnerli”.

Chi sono dunque le persone più esposte ad un eccesso infiammatorio? I 70 e gli 80 anni su tutti e le persone obese ed ipertese. Ma non è sempre così. D’altra parte, anche persone perfettamente sane e aventi una vita attiva hanno manifestato sintomi gravi, pur non avendo quindi questa iniziale predisposizione. Un recente studio dell’università di Cambridge ancora in fase sperimentale sta facendo luce sulla questione osservando le risposte immunitarie al virus e provando a prevedere chi poi svilupperà sintomi gravi e chi no valutando i cambiamenti nel livello di citochine (molecole proteiche che fungono da segnali di comunicazione fra le cellule del sistema immunitario e fra queste e diversi organi e tessuti, ndr) presenti nel sangue.

Sono stati prelevati 605 campioni di sangue da persone con sintomi gravi e da asintomatici o paucisintomatici. A cambiare è la rapidità della risposta e l’adattamento dell’organismo all’infezione: chi ha sviluppato una sintomatologia grave aveva nel sangue un altissimo livello di citochine, ma una minor quantità di cellule immunitarie atte a difendere il corpo dall’infezione. Gli asintomatici e i pazienti con sintomatologia lieve avevano invece una risposta immunitaria più rapida e che risultava adattarsi più rapidamente alla minaccia, fronteggiandola con maggiore velocità e un più elevato tasso di successo.