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Alzheimer e demenze

Facciamo il punto

Alzheimer e demenze

Con un mese di eventi e convegni, che culmina il 21 settembre nella giornata mondiale dell’Alzheimer (qui le iniziative in Italia), le associazioni di medici e pazienti e le autorità sanitarie internazionali richiamano l’attenzione su questa malattia, il cui peso è destinato ad aumentare nei prossimi decenni. Le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pubblicate nel recente rapporto su Alzheimer e demenze, parlano di oltre 55 milioni di malati che, per via dell’invecchiamento della popolazione, diventeranno 78 milioni nel 2030 e 139 nel 2050. Eppure, rileva l’OMS, per affrontare questa situazione non si fa abbastanza. Lo dicono con chiarezza i numeri del rapporto, che è stato stilato allo scopo di verificare lo stato di attuazione della roadmap per il 2025, tracciata dal Piano d’azione globale prodotto quattro anni fa.

«Il mondo sta abbandonando i pazienti con demenza, e questo fa male a tutti», ha detto Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS: «i governi hanno concordato una serie chiara di obiettivi per migliorare la cura della demenza, ma gli obiettivi da soli non bastano. Abbiamo bisogno di un’azione concertata per garantire che tutti i pazienti siano in grado di vivere con il sostegno e la dignità che meritano.» Partiamo dalle cure per la più impegnativa delle demenze: il morbo di Alzheimer. Non esistono farmaci in grado di rallentarne la progressione, ma soltanto medicine che agiscono sui sintomi (donepezil, rivastigmina e memantina) con benefici limitati. L’OMS ritiene quindi indispensabile investire in ricerca, ponendosi come obiettivo quello di raddoppiare il numero di pubblicazioni scientifiche sulle demenze entro il 2025.